L’impatto del “decreto semplificazioni” e del “decreto Agosto” sui Comuni in piano di riequilibrio in Calabria e Campania: molto rumore per pochi?

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Continua la nostra indagine sugli effetti del “decreto agosto” e la sua razionalità “generale”. Un’analisi dell’impatto della regolazione su due delle Regioni che sono maggiormente interessate dai fenomeni di crisi della finanza locale e dal ricorso ai piani di riequilibrio: la Calabria e la Campania.

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Sommario: 1. L’emergenza COVID e i conseguenti interventi normativi che impattano sui Comuni in piano di riequilibrio; 2. Il “riequilibrio” nel panorama nazionale; 3. La situazione calabrese; 3.1. Analisi dell’impatto del “decreto semplificazioni” e del “decreto Agosto” nel territorio calabrese; 4. La situazione dei piani di riequilibrio in Campania; 4.1. Analisi dell’impatto del “decreto semplificazioni” e del “decreto Agosto” nel territorio campano; 5. Conclusioni

1. L’emergenza COVID e i conseguenti interventi normativi che impattano sui Comuni in piano di riequilibrio.

Il Legislatore, adducendo l’emergenza COVID come causa del suo intervento, ha recentemente introdotto nel sistema alcune disposizioni che impattano sugli enti in piano di riequilibrio finanziario pluriennale. Ci si riferisce, in particolare, all’art. 17 del c.d. decreto semplificazioni (Decreto legge 16 luglio 2020, n. 76) e all’art. 53 del c.d. decreto Agosto (Decreto legge 14 agosto 2020, n. 104).

Il comma 2 dell’art. 17 del “decreto semplificazioni” prevede la sospensione fino al 30 giugno 2021 dell’avvio della procedura di “dissesto guidato” nei casi tipici previsti dall’art. 243 quater, comma 7, T.U.E.L. (mancata presentazione del piano entro il termine di cui all’articolo 243-bis, comma 5; diniego, da parte della Corte dei conti, dell’approvazione del piano; accertamento da parte della competente Sezione regionale della Corte dei conti di grave e reiterato mancato rispetto degli obiettivi intermedi fissati dal piano; mancato raggiungimento del riequilibrio finanziario dell’ente al termine del periodo di durata del piano stesso). Tale sospensione è limitata agli enti che abbiano presentato, in data successiva al 31 dicembre 2017 e fino al 31 gennaio 2020, un piano di riequilibrio riformulato o rimodulato, ancorché in corso di approvazione a norma delle leggi vigenti in materia. Sempre limitatamente agli enti che abbiano deliberato, in data successiva al 31 dicembre 2017 e fino al 31 gennaio 2020, un piano di riequilibrio riformulato o rimodulato, il comma 3 dell’art. 17 D.L. cit. stabilisce che la valutazione del grave e reiterato mancato rispetto degli obiettivi intermedi fissati dal piano di riequilibrio da parte delle Sezioni regionali della Corte dei conti vada fatta con riferimento al piano riformulato o rimodulato, a decorrere dal 2019 o dal 2020. Gli eventuali procedimenti in corso, unitamente all’efficacia degli eventuali provvedimenti già adottati, sono sospesi fino all’approvazione o al diniego della rimodulazione o riformulazione deliberata dall’ente locale.

L’art. 53 del “decreto Agosto” individua forme di sostegno agli enti in piano di riequilibrio imponendo, al contempo, limitazioni ai poteri di indagine della Corte dei conti.

In particolare, il comma 1 del citato art. 53 stabilisce che: “In attuazione della sentenza della Corte costituzionale n. 115 del 2020, per favorire il risanamento finanziario dei comuni il cui deficit strutturale è imputabile alle caratteristiche socio-economiche della collettività e del territorio e non a patologie organizzative, è istituito, nello stato di previsione del Ministero dell’interno, un fondo con una dotazione di 100 milioni di euro per l’anno 2020 e 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021 e 2022, da ripartire tra i comuni che hanno deliberato la procedura di riequilibrio finanziario di cui all’articolo 243 -bis del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e che alla data di entrata in vigore del presente decreto risultano avere il piano di riequilibrio approvato e in corso di attuazione, anche se in attesa di rimodulazione a seguito di pronunce della Corte dei conti e della Corte costituzionale, e l’ultimo indice di vulnerabilità sociale e materiale (IVSM), calcolato dall’ISTAT, superiore a 100 e la relativa capacità fiscale pro capite, determinata con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze del 30 ottobre 2018, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 267 del 16 novembre 2018, risulta inferiore a 395”.

In parallelo, viene istituto un ulteriore sostegno finanziario (utilizzabile senza vincolo di destinazione, per il “pagamento delle spese di parte corrente relative a spese di personale, alla produzione di servizi in economia e all’acquisizione di servizi e forniture, già impegnate”: cfr. art. 53, comma 3, D.L. 104/2020) attraverso l’incremento del fondo di rotazione di cui all’art. 243 ter T.U.E.L.; possono utilizzare tale fondo anche gli enti che ne abbiano già fruito in passato. Il Legislatore precisa che il fondo di rotazione va contabilizzato ai sensi del punto 3.20 bis dell’all. 4/2 al d.lgs. 118/2011, ossia costituendo un fondo anticipazione di liquidità nel titolo 4 della spesa, di importo pari alle anticipazioni di liquidità incassate nell’esercizio e non restituite, non impegnabile e pagabile, destinato a confluire nel risultato di amministrazione, come quota accantonata. La quota del risultato di amministrazione accantonata nel fondo anticipazione di liquidità è applicata al bilancio di previsione anche da parte degli enti in disavanzo di amministrazione (art. 53, comma 4, D.L. cit.).

Il comma 8 del citato art. 53 dispone, poi, che: “In considerazione della situazione straordinaria di emergenza sanitaria derivante dalla diffusione dell’epidemia da COVID-19, per gli enti locali che hanno avuto approvato il piano di riequilibrio finanziario pluriennale di cui all’articolo 243 -bis del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, i termini disposti ed assegnati con deliberazione e/o note istruttorie dalle Sezioni Regionali di controllo della Corte dei conti, sono sospesi fino al 30 giugno 2021, anche se già decorrenti”; il comma 10 precisa inoltre che la sospensione si applica ai procedimenti già avviati. I medesimi enti – ossia quelli con piano di riequilibrio approvato – godranno di ulteriore beneficio: la sospensione, fino al 30 giugno 2021, delle procedure esecutive a qualunque titolo intraprese nei loro confronti. Le procedure esecutive già intraprese o da intraprendere non potranno inoltre dare luogo a vincoli sulle somme né a limitazioni all’attività del tesoriere (art. 53, comma 9 e 10, D.L. 104/2020).

Così brevemente riepilogato il quadro tracciato dai recenti interventi normativi, questo scritto si propone di osservarne l’impatto sui Comuni in piano di riequilibrio, prendendo le mosse dall’analisi del territorio calabrese e di quello campano; la Calabria e la Campania, infatti, sono fra le Regioni italiane che presentano la maggiore concentrazione di enti in situazione di squilibrio finanziario. L’analisi condotta mira quindi a verificare su quanti enti, in concreto, produrrà effetto la normativa emergenziale dettata dalla necessità di sostenere la finanza locale anche alla luce dell’emergenza COVID.

2. Il “riequilibrio” nel panorama nazionale.

In base ai dati desumibile dall’annuale rapporto curato dalla Università Ca’ Foscari di Venezia[1] in collaborazione con l’IFEL, dalla sua introduzione ad opera del D.L. 174 del 2012 fino al 31 dicembre 2019, n. 393 comuni hanno attivato la procedura di riequilibrio (circa il 4,5 per cento del totale) e, a fine 2019, per 142 enti (pari al 39 per cento) risulta superata la fase istruttoria per l’avvenuta approvazione del piano da parte delle Sezioni regionali della Corte dei conti. Dopo il picco del 2013 (63 procedure) e il minimo del 2015 (31), negli ultimi tre anni si è assistito ad una crescita rilevante del numero di procedure. La distribuzione territoriale presenta una marcata caratterizzazione geografica: il 75 per cento comuni in riequilibrio pluriennale è ubicato nel meridione (con Sicilia, Campania e Calabria in testa), il 13 per cento nel Nord e l’11 per cento nel Centro. La classifica delle Regioni è guidata dalla Sicilia (76), seguita dalla Calabria (73), dalla Campania (61) e, infine, dalla Puglia (32). Fra i territori più virtuosi, Friuli-Venezia Giulia, Valle d’Aosta e Sardegna, dove non è stata attivata alcuna procedura di riequilibrio finanziario; positivo anche il dato di diverse altre regioni per le quali si registrano meno di una decina di casi (Emilia-Romagna, Liguria, Umbria, Marche, Piemonte, Veneto e Toscana).

3. La situazione calabrese.

Come detto, la Calabria è fra le Regioni italiane in cui è concentrato il numero più alto delle procedure di riequilibrio.

Nello specifico, i comuni calabresi attualmente (agosto 2020) interessati dalla procedura di riequilibrio (per alcuni già validata dalla Corte dei conti, per altri ancora sottoposta al vaglio della Commissione Ministeriale di cui all’art. 115 T.U.E.L.) sono n. 32, come risulta dai documenti agli atti della Corte dei conti[2].

Rispetto al quadro indicato dalla Università Ca’ Foscari con riferimento a dicembre 2019, infatti, alcuni enti hanno dichiarato il dissesto spontaneamente o per intervento della magistratura contabile.

Attualmente si trovano in piano di riequilibrio i Comuni di Altilia, Bisignano, Diamante, Domanico, Montalto Uffugo, Pietrapaola, Rende, Rogliano, S. Nicola Arcella, Santa Domenica Talao, Saracena, Scalea (tutti in Provincia di Cosenza); Borgia, Centrache, Decollatura, Guardavalle, Lamezia Terme, Montepaone, S, Pietro a Maida, Sellia Marina, Soveria Mannelli, Taverna (tutti in Provincia di Catanzaro); Benestare, Bianco, Brancaleone, Careri, Giffone, Reggio Calabria (tutti in Provincia di Reggio Calabria); Joppolo, Rombiolo, Serra S. Bruno e Vibo Valentia (tutti in Provincia di Vibo Valentia).

L’analisi della situazione calabrese, proprio per l’elevato numero di enti in piano di riequilibrio, appare interessante per valutare le concrete conseguenze delle norme dettate dalla recente decretazione d’urgenza, il cui dichiarato fine è concedere sostegno finanziario a Comuni piagati dalla difficile situazione economica e dall’emergenza COVID. Si procederà, quindi, a valutare l’impatto della norma di recente conio sulla realtà calabra.

3.1. Analisi dell’impatto del “decreto semplificazioni” e del “decreto Agosto” nel territorio calabrese.

3.1.1. L’impatto del “decreto semplificazioni”.

Partendo dall’art. 17 del D.L. 76/2020, occorre verificare quanti, in Calabria, sono i Comuni che hanno riformulato o rimodulato il proprio piano di riequilibrio nel periodo 31 dicembre 2017 – 31 gennaio 2020: è infatti solo nei confronti di tali enti che si applicano le disposizioni di cui al comma 2 e 3 del citato articolo.

La differenza fra riformulazione e rimodulazione del piano di riequilibrio è stata ricostruita dalla Sezione delle Autonomie della Corte dei conti (cfr. deliberazione n. 13/2016/QMIG) precisando che il piano “riformulato” è quello modificato quando, pur approvato dall’ente locale, esso non è stato ancora positivamente vagliato dalla Corte dei conti ex art. 243 quater, comma 3, T.U.E.L.; la “rimodulazione” presuppone invece la modifica di un piano di riequilibrio già da approvato dalla magistratura contabile e in corso di piena efficacia.

Assumendo che questa la distinzione in questi termini sia corretta[3], è chiaro che le innovazioni introdotte dall’art. 17 del “decreto semplificazioni” si applicheranno integralmente solo ove il piano di riequilibrio finanziario sia già stato approvato dalla Corte dei conti (quindi alle cosiddette rimodulazioni). Infatti, il comma 3 dell’art. 17 del D.L. citato è chiaramente concepito per i piani da “monitorare”, quindi già positivamente vagliati dalla magistratura contabile. Il comma 2 sospende l’applicazione dell’art. 6 del d.lgs. 149 del 2011 nelle ipotesi di “dissesto tipico” di cui al comma 7 dell’art. 243 quater T.U.E.L.: tali ipotesi, in caso di piano “riformulato” (ossia modificato quando ancora sottoposto al vaglio della Commissione Ministeriale di cui all’art. 155 T.U.E.L.) si limitano fondamentalmente al solo caso di cui all’art. 243 quater, comma 3, T.U.E.L. (mancata approvazione del piano da parte della competente Sezione territoriale della Corte dei conti). Pertanto: ai piani “riformulati” sarà applicabile, e solo in parte, unicamente il comma 2 dell’art. 17 D.L. 76 del 2020; il comma 3 e il comma 2 nella sua integralità saranno invece applicabili ai piani “rimodulati”.

Vediamo ora, in concreto, quali saranno i Comuni interessati nell’ambito delle n. 32 procedure di riequilibrio pendenti in Calabria.

La tabella mostra graficamente la situazione dei singoli Comuni, di cui viene indicato all’anno di adozione del piano di riequilibrio e le eventuali riscritture; le informazioni sono state tratte incrociando i dati pubblicati negli albi pretori e quelli comunicati (ai sensi dell’art. 243 quater T.U.E.L.) alla Sezione territoriale della Corte dei conti.

Come si può notare, nel territorio calabrese le previsioni di cui all’art. 17, comma 2 e 3 del D.L. 76 del 2020 si possono in linea astratta applicare a soli tre Comuni (i cui piani sono stati modificati fra il dicembre 2017 e il gennaio 2020): Borgia, Reggio Calabria e Rombiolo.

Il comma 2 dell’art. 17 cit. ha però una applicazione concreta di portata pressoché nulla.

Occorre tener conto che la norma sospende gli effetti delle ipotesi di “dissesto tipico” di cui all’art. 243 quater comma 7 T.U.E.L qualora l’ente locale abbia presentato, in data successiva al 31 dicembre 2017 e fino al 31 gennaio 2020, un piano di riequilibrio riformulato o rimodulato. Le ipotesi di “dissesto tipico” sono le seguenti: 1) mancata presentazione del piano entro il termine di cui all’articolo 243-bis, comma 5; 2) diniego dell’approvazione del piano; 3) accertamento da parte della competente Sezione regionale della Corte dei conti di grave e reiterato mancato rispetto degli obiettivi intermedi fissati dal piano; 4) mancato raggiungimento del riequilibrio finanziario dell’ente al termine del periodo di durata del piano stesso.

Ora, partendo dal fatto che solo i Comuni Borgia, Reggio Calabria e Rombiolo rientrano nel possibile campo applicativo del comma 2 dell’art. 17 “decreto semplificazioni” (modifica del piano di riequilibrio fra dicembre 2017 e gennaio 2020), risulta però evidente che:

  • L’ipotesi sub 1) non riguarda nessuno degli enti citati;
  • L’ipotesi 2) può riguardare, in astratto, solo Borgia e Rombiolo. Infatti, Reggio Calabria ha un piano di riequilibrio già approvato ed in corso, per cui una eventuale non approvazione del suo testo “rimodulato” comporta sic et simplicter la prosecuzione dell’efficacia del piano originario (o della ultima versione di piano) approvato dalla Corte dei conti;
  • L’ipotesi sub 3), di fatto, ricade nel fuoco del comma 3 dell’art. 17 del “decreto semplificazioni” (su cui si veda infra);
  • L’ipotesi sub 4) non è praticabile: nessuno degli enti in esame ha il piano di riequilibrio giunto alla scadenza.

Per quanto attiene al comma 3 dell’art. 17 del D.L. 76/2020, esso presuppone che la Sezione territoriale debba effettuare il “monitoraggio” di un piano di riequilibrio, quindi che sia già positivamente avvenuto il controllo demandato alla Corte dei conti ex art. 243 quater, comma 3, T.U.E.L.

In Calabria, tale situazione, allo stato, non può verificarsi né per Borgia né per Rombiolo, i cui piani di riequilibrio non sono stati nemmeno valutati dalla Commissione Ministeriale di cui all’art. 155 T.U.E.L.; potrebbe valere per Reggio Calabria ove la Sezione territoriale procedesse, in tempi celeri, ad approvare (o a denegare) l’ultima modifica del piano di riequilibrio (approvata dal Comune con deliberazione C.C. n. 37/2019). Va detto, però, che simile valutazione non pare poter avvenire in tempi celeri, a causa della sospensione dei poteri istruttori della Sezione che è stata dettata dall’art. 53, comma 8 e 10, del c.d. decreto Agosto (su cui si veda infra).

Dala analisi finora condotta, si può quindi concludere che, in definitiva, il “decreto semplificazioni” avrà un impatto di fatto nullo in territorio calabrese, ove pure sono pendenti n. 32 procedure di riequilibrio.

3.1.2. L’impatto del “decreto Agosto” in Calabria.

Analizziamo, ora, il concreto impatto del c.d. decreto Agosto sugli enti locali calabresi.

In primis, tale decreto istituisce un fondo di sostegno agli enti in piano di riequilibrio purché ricorrano tre condizioni: 1) il piano di riequilibrio deve essere stato approvato e in corso di attuazione, anche se in attesa di rimodulazione a seguito di pronunce della Corte dei conti e della Corte costituzionale; 2) l’indice di IVSM del Comune deve essere superiore a 100; 3) la capacità fiscale inferiore a 395.

Si è quindi compilata una tabella nella quale sono stati inseriti tutti gli enti locali il cui piano di riequilibrio è stato approvato dalla Corte dei conti ed è in corso di attuazione; rispetto alla precedente tabella sono stati espunti, quindi, sia gli enti il cui piano di riequilibrio è all’esame della Commissione sia quelli che, allo stato, non sono ancora stati “approvati” ex art. 243 quater comma 3 T.U.E.L. (es. Comune di Decollatura e di Vibo Valentia, per i quali la Sezione di controllo calabrese sta effettuando le valutazioni di cui all’art. 243 quater, comma 3, T.U.E.L.). Il rispetto della prima condizione richiesta dalla norma (enti con piano di riequilibrio approvato e in corso di attuazione) riduce il cluster dei Comuni calabresi a n. 5 enti (Domanico, Montalto Uffugo, Rende, Sellia Marina, Reggio Calabria).

Per tali enti si sono quindi valutati gli indici IVSM (definiti nel 2011 dall’ISTAT) e la “capacità fiscale”, come determinata con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze del 30 ottobre 2018, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 267 del 16 novembre 2018. L’esame incrociato di tali dati è di seguito riportato:

Come si può notare, solo il Comune di Domanico (ente di n. 937 abitanti in Provincia di Cosenza) e il Comune di Reggio Calabria potranno teoricamente fruire del fondo a sostegno dei Comuni in piano di riequilibrio istituito “In attuazione della sentenza della Corte costituzionale n. 115 del 2020, per favorire il risanamento finanziario dei comuni il cui deficit strutturale è imputabile alle caratteristiche socio-economiche della collettività e del territorio e non a patologie organizzative”.

Tutti gli altri enti il cui piano di riequilibrio è stato approvato ed è attualmente in corso (Montalto Uffugo, Rende e Sellia Marina) non possiedono, contestualmente, un IVSM superiore a 100 e un indice di capacità fiscale inferiore a 395.

Poco sopra si è parlato di una fruizione “teorica” del fondo: infatti, il comma 2 dell’art. 53 del D.L. 104/2020 dispone che: “Con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentita la Conferenza Stato-città ed autonomie locali, da emanare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono stabiliti i criteri e le modalità di riparto del fondo per gli esercizi 2020-2022 che tengono conto dell’importo pro capite della quota da ripianare, calcolato tenendo conto della popolazione residente al 1° gennaio 2020 e del peso della quota da ripianare sulle entrate correnti; ai fini del riparto gli enti con popolazione superiore a 200.000 abitanti sono considerati come enti di 200.000 abitanti”. Per quanto attiene alla situazione calabrese, è evidente la differenza di popolazione fra il Comune di Domanico (come si diceva, n. 937 abitanti) e quello di Reggio Calabria (circa 178.000 abitanti). La differente classe dimensionale potrebbe anche, in concreto, non apportare alcun sostegno al piccolo Comune di Domanico, ove in sede attuativa si ritenga di favorire i Comuni più popolosi.

In ogni caso, sia Domanico sia Reggio Calabria potranno approvare il loro bilancio previsionale fino al 31 ottobre 2020 (cfr. comma 7 dell’art. 53 in esame).

L’art. 53, come già precedentemente accennato, aumenta la dotazione del fondo di rotazione ex art. 243 ter T.U.E.L., consentendone l’utilizzo ad una ampia platea di enti. Infatti, i commi 3, 4 e 5 – a differenza dei commi 1, 2 e 7 della disposizione – non sono rivolti a Comuni che presentino caratteristiche per così dire di species, ma alla generalità degli enti locali.

Disposizioni di tenore specifico sono invece dettate dai commi 8 e 9 della norma.

Anche in questo caso, si procederà quindi a verificarne l’impatto concreto in terra calabrese.

Il comma 8 dell’art. 53 del D.L. 104 del 2020 stabilisce che: “In considerazione della situazione straordinaria di emergenza sanitaria derivante dalla diffusione dell’epidemia da COVID-19, per gli enti locali che hanno avuto approvato il piano di riequilibrio finanziario pluriennale di cui all’articolo 243 -bis del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, i termini disposti ed assegnati con deliberazione e/o note istruttorie dalle Sezioni Regionali di controllo della Corte dei conti, sono sospesi fino al 30 giugno 2021, anche se già decorrenti”. Quindi, l’emergenza COVID di fatto sospenderà a lungo i poteri della magistratura contabile per alcuni – ma non per tutti – i Comuni. Evidentemente, la intervenuta approvazione del piano di riequilibrio pluriennale è considerata dal Legislatore elemento dirimente per valutare se un Comune è in emergenza o meno, sia ai fini del COVID sia ai fini del tempestivo dialogo con la magistratura contabile (rectius: della Sezione territoriale di controllo).

Vero ciò, nell’ambito del territorio calabrese questa disposizione potrà applicarsi solo ai già individuati cinque Comuni (Montalto Uffugo, Rende, Sellia Marina, Domanico e Reggio Calabria) che hanno un piano di riequilibrio approvato dalla Corte dei conti. Per tali Comuni, qualunque termine fissato o fissando con delibera o nota istruttoria della Sezione regionale di controllo verrà sospeso per circa dieci mesi. Fra questi cinque enti, solo per uno – ossia il Comune di Reggio Calabria – sono stati attualmente fissati dalla Corte dei conti adempimenti istruttori a termine: lo ha fatto la Sezione territoriale con deliberazione n. 157 del 2020, propedeutica alla approvazione/diniego della rimodulazione del piano di riequilibrio da ultimo approvata dal Comune[4]. Come si diceva, questa lunga sospensiva inciderà, per tale Comune, anche sulla applicazione dell’art. 17, comma 3, D.L. 76/2020.

I cinque Comuni sopra individuati potranno anche godere, fino al 30 giugno 2021, della sospensione delle procedure esecutive a qualunque titolo intraprese nei loro confronti; il Tesoriere non dovrà neppure apporre vincoli di cassa sulle somme de quibus, e ciò anche in caso di pignoramenti già avviati (cfr. commi 9 e 10 della disposizione). La contropartita di questo beneficio collegato alla “emergenza COVID” è chiaramente rappresentata dalla temporanea sospensione delle esigenze di tutela dei creditori dei Comuni interessati.

In verità, non saranno proprio cinque i Comuni calabresi a godere di tale beneficio; infatti, i dati presenti nel sistema SIOPE (codice 1450) ci dicono che, a giugno 2020 (data segnaletica ultima disponibile) i Comuni di Domanico e Montalto Uffugo non avevano pignoramenti di cassa, mentre il Comune di Sellia Marina mostrava pignoramenti per importi modicissimi (€ 1.830,09). Anche il Comune di Rende, sulla cui cassa gravano più consistenti procedure esecutive, non presenta in valore assoluto una situazione tesa a comprimere le ragioni di numerosi creditori.

Ben diverso è il discorso del Comune di Reggio Calabria, il cui fondo cassa, fin dal febbraio 2016, è integralmente pignorato (cfr. dati SIOPE nonché Sez. Reg. contr. Calabria, deliberazione n. 17/2020).

La tabella che segue dà la misura di quanto appena detto:


4. La situazione dei piani di riequilibrio in Campania.

Come già accennato, anche la Campania è una delle Regione a più alta concentrazione di enti in piano di riequilibrio. Nello specifico, i comuni campani attualmente (agosto 2020) interessati dalla procedura di riequilibrio (per alcuni già validata dalla Corte dei conti, per altri ancora sottoposta al vaglio della Commissione Ministeriale di cui all’art. 115 T.U.E.L.) sono n. 33, come risulta dai documenti agli atti della Corte dei conti. Anche in questo caso, rispetto al quadro indicato dalla Università Ca’ Foscari con riferimento a dicembre 2019, alcuni enti hanno dichiarato il dissesto spontaneamente o per intervento della magistratura contabile. Oltre a tali Comuni, si trova in piano di riequilibrio la Provincia di Salerno. Pertanto, nel complesso le procedure di riequilibrio attualmente in essere in Campania sono n. 34.

Nello specifico, i Comuni campani interessati da una procedura di riequilibrio finanziario sono: Avellino, Pietrastornina[5], Sirignano (tutti in Provincia di Avellino); Molinara, Reino, S. Bartolomeo in Galdo, San Marco dei Cavoti (tutti in Provincia di Benevento); Carinola, Casaluce, Castel Morrone, Dragoni, Gioia Sannitica, Pietramelara, Roccaromana, Sessa Aurunca, Teano (tutti in Provincia di Caserta); Boscoreale, Cicciano, Napoli, Portici, Procida (tutti in Provincia di Napoli); Acerno, Camerota, Battipaglia, Buonabitacolo, Contursi Terme, Mercato San Severino, Montercorvino Pugliano, Nocera Inferiore, Petina, Pertosa, Sant’Angelo a Fasanella e Scafati (tutti in Provincia di Salerno).

4.1. Analisi dell’impatto del “decreto semplificazioni” e del “decreto Agosto” nel territorio campano.

4.1.1. L’impatto del “decreto semplificazioni”.

Partendo dall’art. 17 del D.L. 76/2020, occorre verificare quanti, in Campania, sono gli enti che hanno riformulato o rimodulato il proprio piano di riequilibrio nel periodo 31 dicembre 2017 – 31 gennaio 2020: è infatti solo nei confronti di tali enti che si applicano le disposizioni di cui al comma 2 e 3 del citato articolo.

La seguente tabella mostra graficamente la situazione dei singoli enti, di cui viene indicato all’anno di adozione del piano di riequilibrio e le eventuali riscritture; le informazioni sono state tratte incrociando i dati pubblicati negli albi pretori e quelli comunicati (ai sensi dell’art. 243 quater T.U.E.L.) alla Sezione territoriale della Corte dei conti.

La situazione campana – a differenza della già esaminata realtà calabrese – è connotata da alcune rimodulazioni dei piani di riequilibrio pluriennale ai sensi dell’art. 1, comma 888-889 della L. 205 del 2017. Sono infatti quattro gli enti locali (Napoli, Portici, Camerota e Battipaglia) che hanno fatto ricorso a tale facoltà. La rimodulazione in parola ha introdotto un procedimento che comportava la necessità di ri-sottoporre il piano, pur già approvato dalla Corte dei conti, alla Commissione Ministeriale di cui all’art. 155 T.U.E.L. Per questi quattro Comuni, quindi, il piano di riequilibrio finanziario – pur approvato dal magistrato contabile – è stato sottoposto nuovamente al vaglio della Commissione Ministeriale; l’esame di quest’ultima è ancora in corso per Napoli e Portici, mentre si è concluso per Battipaglia e Camerota.

Si precisa, a riguardo, che, allo stato, la Sezione territoriale ha già ri-avviato l’esame del piano di riequilibrio di Battipaglia, effettuando una serie di approfondimenti istruttori (cfr. deliberazione Sez. reg. contr. Campania n. 48 del 29 aprile 2020 e nota istruttoria n. 5408 del 6 agosto 2020). Per il Comune di Camerota, la Commissione Ministeriale – nel momento in cui si scrive – ha trasmesso da pochi giorni la propria relazione alla competente Sezione territoriale.

L’art. 17, comma 4, lett. b) del D.L. 76 del 2020 ha soppresso la seguente parte dell’art. 1, comma 889 della L. 205 del 2017: “Per gli enti locali per i quali la competente sezione regionale della Corte dei conti, alla data di entrata in vigore della presente legge, ha già accertato il grave mancato rispetto degli obiettivi intermedi fissati dal piano originario, ferme restando le eventuali misure prescritte ai sensi dell’articolo 148-bis del citato testo unico, un ulteriore mancato rispetto degli obiettivi del nuovo piano rimodulato o riformulato, accertato nell’ambito della procedura di controllo di cui all’articolo 243-quater, comma 6, del medesimo testo unico, costituisce reiterazione del mancato rispetto degli obiettivi ai sensi del comma 7 del citato articolo 243-quater”.

Questa abrogazione è coerente con il dettato del comma 3 dell’art. 17, che fissa i parametri per il “monitoraggio” degli enti il cui piano è stato modificato fra il 31 dicembre 2017 e il 31 gennaio 2020: in sostanza, l’ultima parte dell’art. 1, comma 889, L. 205 del 2017 diventa inattuale in quanto i (pochi) enti a cui si applicava tale disposizione sono ora ricompresi nel più ampio novero di Comuni individuati dall’art. 17, comma 2 e 3 del “decreto semplificazioni”. L’abrogazione effettuata dal comma 4, lett. b) disp. cit., pertanto, è di portata sostanzialmente nulla nel quadro delle modifiche complessive apportate alla disciplina dei piani di riequilibrio.

Si può invece notare che, nel territorio campano, le previsioni di cui all’art. 17, comma 2 e 3 del D.L. 76 del 2020 non si applicheranno integralmente a nessun Comune né alla Provincia di Salerno. Infatti, nessuna delle n. 34 procedure di riequilibrio presenta, al contempo: 1) un piano modificato fra il 31 dicembre 2017 e il 31 gennaio 2020; 2) la attuazione del piano.

Emerge dalla tabella sopra riportata che, in Campania, solo sei Comuni hanno nel tempo rimodulato i propri piani di riequilibrio: si tratta di Napoli, Portici, Procida, Camerota, Battipaglia e Contursi Terme. Peraltro, Procida e Contursi Terme hanno apportato modifiche al piano in data anteriore al 31 dicembre 2017, e non rientrano quindi nelle previsioni dei commi 2 e 3 dell’art. 17 del “decreto semplificazioni”. Oltre a questi Comuni, anche la Provincia di Salerno ha rimodulato il proprio piano di riequilibrio nella “finestra temporale” fissata dal Legislatore.

Ai Comuni di Napoli, Portici, Camerota e Battipaglia nonché alla Provincia di Salerno non può, allo stato, applicarsi il comma 3 dell’art. 17 del “decreto semplificazioni”: la Sezione regionale infatti, non ha ancora “approvato” le rimodulazioni presentate e non può, quindi, procedere al monitoraggio come previsto dal comma 3 dell’art. 17 citato.

Come già evidenziato, per Napoli e Portici la Commissione Ministeriale deve ancora esprimere un giudizio e, quindi, i tempi di valutazione del piano rimodulato appaiono fisiologicamente lunghi. Analogo discorso vale per la Provincia di Salerno, il cui piano di riequilibrio è ancora al vaglio della Commissione Ministeriale.

Il comma 2 della disposizione ha, concretamente, una applicazione limitatissima alla realtà campana.

Occorre tener conto che la norma sospende gli effetti delle ipotesi di “dissesto tipico” di cui all’art. 243 quater comma 7 T.U.E.L qualora l’ente locale abbia presentato, in data successiva al 31 dicembre 2017 e fino al 31 gennaio 2020, un piano di riequilibrio riformulato o rimodulato. Le ipotesi di “dissesto tipico” sono le seguenti: 1) mancata presentazione del piano entro il termine di cui all’articolo 243-bis, comma 5; 2) diniego dell’approvazione del piano; 3) accertamento da parte della competente Sezione regionale della Corte dei conti di grave e reiterato mancato rispetto degli obiettivi intermedi fissati dal piano; 4) mancato raggiungimento del riequilibrio finanziario dell’ente al termine del periodo di durata del piano stesso.

Ora, partendo dal fatto che solo i Comuni di Napoli, Portici, Camerota e Battipaglia e la Provincia di Salerno rientrano nel possibile campo applicativo del comma 2 dell’art. 17 “decreto semplificazioni” (modifica del piano di riequilibrio fra dicembre 2017 e gennaio 2020), risulta però evidente che:

  • L’ipotesi sub 1) non riguarda nessuno degli enti citati;
  • L’ipotesi 2) può riguardare, in astratto, la sola Provincia di Salerno. Infatti, i Comuni di Napoli, Portici, Camerota e Battipaglia hanno tutti un piano di riequilibrio già approvato ed in corso, per cui una eventuale non approvazione del suo testo “rimodulato” comporta sic et simplicter la prosecuzione dell’efficacia del piano originario (o della ultima versione di piano) approvato dalla Corte dei conti;
  • L’ipotesi sub 3), di fatto, ricade nel fuoco del comma 3 dell’art. 17 del “decreto semplificazioni”, su cui già si è detto;
  • L’ipotesi sub 4) non è praticabile: nessuno degli enti in esame ha il piano di riequilibrio giunto alla scadenza.

Dalla analisi finora condotta, si può quindi concludere che, in definitiva, l’emergenza COVID addotta dall’art. 76 del “decreto semplificazioni” avrà un impatto di fatto nullo in territorio campano, ove pure sono pendenti n. 34 procedure di riequilibrio.

4.1.2. L’impatto del “decreto Agosto” in Campania.

Analizziamo, ora, il concreto impatto del c.d. decreto Agosto sugli enti locali campani.

In primis, tale decreto istituisce un fondo di sostegno per i Comuni in piano di riequilibrio purché ricorrano tre condizioni: 1) il piano di riequilibrio deve essere stato approvato e in corso di attuazione, anche se in attesa di rimodulazione a seguito di pronunce della Corte dei conti e della Corte costituzionale; 2) l’indice di IVSM del Comune deve essere superiore a 100; 3) la capacità fiscale inferiore a 395.

Si è quindi compilata una tabella nella quale sono stati inseriti tutti i Comuni – la disposizione limita la propria portata ai soli Comuni, escludendo le Province dalla sua applicazione – il cui piano di riequilibrio è stato approvato dalla Corte dei conti; rispetto alla precedente tabella sono stati espunti, quindi, sia gli enti il cui piano di riequilibrio è all’esame della Commissione sia quelli che, allo stato, non sono ancora stati “approvati” ex art. 243 quater comma 3 T.U.E.L.

Gli enti che hanno modificato il loro piano ex art. 1, commi 888 e 889 – come detto, assenti in Calabria ma rappresentati, in Campania, dai Comuni di Napoli, Portici Camerota e Battipaglia – rientrano nella species dei Comuni con piano di riequilibrio approvato dalla Corte dei conti, anche se per gli stessi si è aperta una nuova fase di esame da parte della Commissione Ministeriale di cui all’art. 155 T.U.E.L. (esame, come detto, ancora in corso per Napoli e Portici).

Il rispetto della prima condizione richiesta dalla norma (enti con piano di riequilibrio approvato e in corso di attuazione) riduce il cluster dei Comuni campani a n. 14 enti (Avellino, Carinola, Cicciano, Napoli, Portici, Procida, Acerno, Camerota, Battipaglia, Buonabitacolo, Contursi Terme, Nocera Inferiore, Petina, Scafati).

Per tali enti si sono quindi valutati gli indici IVSM (definiti nel 2011 dall’ISTAT) e la “capacità fiscale”, come determinata con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze del 30 ottobre 2018, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 267 del 16 novembre 2018. L’esame incrociato di tali dati è di seguito riportato.

Rispetto alla situazione calabrese, in cui solo Reggio Calabria e il piccolo Comune di Domanico possiedo i requisiti (teorici) per accedere al fondo, il quadro campano è più felice: ben otto enti (Cicciano, Acerno, Battipaglia, Buonabitacolo, Contursi Terme, Nocera Inferiore, Petina e Scafati) presentano i requisiti individuati dall’art. 53, comma 1 del “decreto agosto” per accedere al sostegno finanziario.

Ancora una volta, è bene ricordare che si parla di una fruizione “teorica” del fondo: infatti, il comma 2 dell’art. 53 del D.L. 104/2020 dispone che: “Con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentita la Conferenza Stato-città ed autonomie locali, da emanare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono stabiliti i criteri e le modalità di riparto del fondo per gli esercizi 2020-2022 che tengono conto dell’importo pro capite della quota da ripianare, calcolato tenendo conto della popolazione residente al 1° gennaio 2020 e del peso della quota da ripianare sulle entrate correnti; ai fini del riparto gli enti con popolazione superiore a 200.000 abitanti sono considerati come enti di 200.000 abitanti”.

Gli otto Comuni campani di cui si è detto presentano una popolazione molto diversa fra loro, come si può notare dalla ultima colonna della tabella sopra riportata (che evidenzia il numero di abitanti, tratto dalle cifre indicate nel decreto del Ministero dell’economia e delle finanze del 30 ottobre 2018, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 267 del 16 novembre 2018). Di fatto, una certa “massa critica” è rappresentata dai tre Comuni di Battipaglia, Nocera Inferiore e Scafati, che hanno circa 50.000 abitanti ognuno; non minuscolo neppure il Comune di Cicciano (circa 12.000 abitanti), mentre davvero piccoli (popolazione compresa fra i 1000 e i 3000 abitanti) sono i restanti enti possibili beneficiari del fondo.

La differente classe dimensionale potrebbe anche, in concreto, non apportare alcun sostegno ai piccoli Comuni, ove in sede attuativa si ritenga di favorire i Comuni più popolosi. Anche a voler immaginare che tutti gli otto Comuni elencati beneficeranno del fondo istituito dall’art. 53, comma 1, D.L. 104 del 2020, tali benefici riguarderanno, complessivamente, non più di ca 170.000 residenti Campani. Il sostegno finanziario che lo Stato intende in astratto fornire agli enti locali – sulla scorta della invocata giurisprudenza della Corte costituzionale, e in specie della sentenza n. 115 del 2020 – appare, come è evidente, molto circoscritto in concreto.

In ogni caso, tutti gli otto Comuni citati potranno approvare il loro bilancio previsionale fino al 31 ottobre 2020 (cfr. comma 7 dell’art. 53 in esame).

L’art. 53, come già precedentemente accennato, aumenta la dotazione del fondo di rotazione ex art. 243 ter T.U.E.L., consentendone l’utilizzo ad una ampia platea di enti. Infatti, i commi 3, 4 e 5 – a differenza dei commi 1, 2 e 7 della disposizione – non sono rivolti a Comuni che presentino caratteristiche per così dire di species, ma alla generalità degli enti locali.

Veniamo ora alla applicazione del comma 8° dell’art. 53 citato, che prevede “In considerazione della situazione straordinaria di emergenza sanitaria derivante dalla diffusione dell’epidemia da COVID-19, per gli enti locali che hanno avuto approvato il piano di riequilibrio finanziario pluriennale di cui all’articolo 243 -bis del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, i termini disposti ed assegnati con deliberazione e/o note istruttorie dalle Sezioni Regionali di controllo della Corte dei conti, sono sospesi fino al 30 giugno 2021, anche se già decorrenti”. In concreto, questa sospensiva riguarderà in Campania i n. 14 enti con piano di riequilibrio approvato dalla Corte dei conti: Avellino, Carinola, Cicciano, Napoli, Portici, Procida, Acerno, Camerota, Battipaglia, Buonabitacolo, Contursi Terme, Nocera Inferiore, Petina, Scafati.

La sospensiva sembra comprendere i termini di delibere e note istruttorie “passate e future” (cfr. comma 10, art. 53 cit.: “Le disposizioni di cui ai commi 8 e 9 si applicano anche ai procedimenti già avviati”).

Può essere utile uno… sguardo al passato. Come già si è detto, la “sospensiva” in esame riguarda in concreto, per la Regione Calabria, il Comune di Reggio Calabria, interessato in data 30 luglio 2020 da una corposa delibera istruttoria, finalizzata ad esprimere un giudizio sulla sostenibilità dell’ultima modifica apportata al piano di riequilibrio (cfr. Sez. Reg. contr. Calabria n. 157/2020).

In Campania, di questa sospensiva “emergenziale” godrà Napoli, interessato dalla nota istruttoria n. 1363 del 26 febbraio 2020.

Ne godrà pure Battipaglia, interessato (dopo la citata deliberazione Sez. Reg. contr. Campania n. 48/2020) da una recente nota istruttoria, la n. 5408 del 6 agosto 2020.

Infine, il Comune di Nocera Inferiore vedrà sospesi fino al giugno 2021 i termini per la adozione delle misure correttive ex art. 148 bis T.U.E.L., imposti con deliberazione Sez. Reg. contr. Campania n. 98/2020, depositata in data 21 luglio 2020.

Per tutti gli altri Comuni campani con piano di riequilibrio già approvato, le sospensive dei termini dettati con delibere o note istruttorie della Corte dei conti varrà per le attività della magistratura contabile ancora da effettuare; si tratta, in questi casi, di una sospensione “in potenza” ma non “in atto” (a differenza dei casi di Napoli, Battipaglia, Nocera Inferiore).

I quattordici Comuni campani con piano di riequilibrio approvato godranno dell’ulteriore beneficio della sospensione, sempre fino al 30 giugno 2021, delle procedure esecutive a qualunque titolo intraprese (o da intraprendere) nei loro confronti; a ciò si aggiunge l’ulteriore beneficio dato dal fatto che tali procedure non possono originare vincoli sulle somme né limitazioni all’attività del tesoriere (art. 53, comma 9).

L’analisi dei dati SIOPE (codice 1450) permette di verificare che, al 30 giugno 2020 (data segnaletica ultima disponibile), la situazione delle consistenze di cassa e dei pignoramenti dei citati quattordici è la seguente:

Come si nota, in termini assoluti i maggiori benefici – e, a contrario, le maggiori limitazioni sul versante delle ragioni dei creditori – saranno goduti dai Comuni di Avellino (la cui cassa è pignorata per circa un quarto) e di Napoli (la cui cassa è pignorata per circa due terzi).

Anche per i Comuni di Carinola, Buonabitacolo, Acerno e Camerota il “blocco dei pignoramenti” è significativo, stante il rapporto percentuale fra cassa libera e cassa vincolata: si tratta, però, di realtà territoriali molto piccole, pertanto con scarso peso in valore assoluto. In altre parole, è lecito presumere che non troppi creditori vedranno sospese le loro ragioni per motivi emergenziali legati al COVID.

Per tutti gli altri Comuni campani in piano di riequilibrio (Cicciano, Portici, Procida, Battipaglia e Contursi Terme) l’impatto del comma 9 dell’art. 53 del “decreto Agosto” è, complessivamente, non significativo o addirittura nullo (Nocera Inferiore, Petina e Scafati).

  1. Conclusioni.

A conclusione di questa “analisi di impatto della regolamentazione”, si possono trarre alcuni elementi dalle analisi finora condotte.

Il D.L. 76/2020 – il cui fine è quello di “realizzare un’accelerazione degli investimenti e delle infrastrutture attraverso la semplificazione delle procedure in materia di contratti pubblici e di edilizia, operando senza pregiudizio per i presidi di legalità” nonché di “introdurre misure di semplificazione procedimentale e di sostegno e diffusione dell’amministrazione digitale, nonchè interventi di semplificazione in materia di responsabilità del personale delle amministrazioni, nonchè di adottare misure di semplificazione in materia di attività imprenditoriale, di ambiente e di green economy, al fine di fronteggiare le ricadute economiche conseguenti all’emergenza epidemiologica da Covid-19” (cfr. preambolo del D.L. cit.) – allo stato sembra essere in concreto di impatto pressoché nullo sulle procedure di riequilibrio finanziario. Questo impatto potrebbe essere significativo se la Commissione Ministeriale effettuasse in tempi rapidi la propria valutazione sul piano di riequilibrio rimodulato dal Comune di Napoli nel febbraio 2018. La competente Sezione territoriale potrebbe infatti valutare il piano di sede di “monitoraggio”: in tali casi si applicherebbe il comma 3 dell’art. 17 D.L. 76/2020.

Diverso è l’impatto del “decreto Agosto”, che si propone di “introdurre misure in materia di lavoro, di salute, di scuola, di autonomie locali, di sostegno e rilancio dell’economia, nonché misure finanziarie, fiscali e di sostegno a diversi settori in connessione all’emergenza epidemiologica da COVID-19” (cfr. preambolo del D.L. cit.) e anche di attuare i dettami della sentenza della Corte cost. n. 115 del 2020 “per favorire il risanamento finanziario dei comuni il cui deficit strutturale è imputabile alle caratteristiche socio-economiche della collettività e del territorio e non a patologie organizzative” (cfr. art. 53, comma 1, D.L. cit.).

In Calabria, allo stato, soltanto al Comune di Reggio Calabria si applicheranno tutti gli istituti previsti dal D.L. 104 del 2020. Soltanto per questo ente avrà luogo un concreto sostegno finanziario, la sospensione di ogni procedura esecutiva da parte dei creditori e la temporanea “sospensiva” dei termini fissati dalla magistratura contabile.

Non va dimenticato che Reggio Calabria è certamente una realtà territorialmente importante, ma è, altrettanto certamente, con i suoi 178.000 residenti circa, un pezzo estremamente circoscritto della Regione Calabria (che ospita circa 2 milioni di abitanti). La Calabria, come è noto, è caratterizzata per intero da una situazione socio-economica non florida; è bisognosa di sostegno finanziario e anche di una reale presenza della Corte dei conti quale “custode” della legalità finanziaria. Non è quindi dato cogliere perché le risorse statali vengano convogliate su un unico Comune, e perché, al contempo, a questo ente venga concesso – posto che la situazione emergenziale legata al COVID non è confinata al perimetro reggino – di vedere sospesi i termini imposti dalla competente Sezione di controllo.

Per quanto riguarda la situazione della Campania, il discorso non muta.

Il “decreto Agosto” porterà sostegno finanziario a pochissimi enti e con una massa critica di popolazione molto limitata; il beneficio tutto sommato principale – che è quello dato dalla sospensione fino al 30 giugno 2021 dei termini imposti con delibera o nota istruttoria dalla Corte dei conti e dalle sospensione delle procedure esecutive – sarà goduto, in astratto, da quattordici Comuni ma, in concreto (ossia valutando quali fra gli enti con piano di riequilibrio approvato sono allo stato interessati da delibere o note della magistratura contabile nonché da consistenti procedure esecutive) da un Comune principalmente: quello di Napoli. Anche per Napoli, in nome della emergenza COVID, varrà la sospensiva dei termini delle indagini avviate dalla competente Sezione territoriale di controllo.

Parafrasando Shakespeare, i recenti interventi sui piani di riequilibrio hanno prodotto, per le Regioni più rappresentative di questo istituto, molto rumore per pochi.

***

Note_______________________________________________________

  1. Una sintesi del Rapporto è disponibile al seguente link: https://www.unive.it/pag/14024/?tx_news_pi1%5Bnews%5D=7270&cHash=d9b5fc5923bd89f1ca162ab0d505b92b
  2. Si evidenzia che l’Università Ca’ Foscari (in collaborazione con il Ministero dell’Interno) ha istituito una banca dati dei dissesti e dei piani di riequilibrio, consultabile al seguente link: http://www.cafoscari.eu/studi/public/elen_rieq.php?sort=desc_regi,desc_prov,desc_comu
  3. Una diversa lettura è data da altre Sezioni regionali di controllo (cfr. in tema, ad esempio C. conti, sezione contr. Campania, pronuncia di accertamento n. 240/2017/PRSP). Secondo questa impostazione la legge, con previsioni eccezionali, ha spesso consentito di “rimodulare” (cioè cambiare il previsto ritmo di riduzione del disavanzo originario per ciascun cluster temporale del PRFP, cioè redistribuire l’onere quantitativo di riduzione per ciascun esercizio finanziario. Per una casistica a regime cfr. art. 243-bis, commi 5 e 7), sia “riformulare”, cioè agire a monte rideterminando, in aumento (o teoricamente, in diminuzione) l’obiettivo stesso del riequilibrio, in relazione ad eventi contabili straordinari (cfr. ad esempio l’art. 1 comma 714, l. n. 208/2015, in particolare, la sopravvenuta armonizzazione) o per l’impatto di nuovi eventi di squilibrio (comma 714-bis ella stessa legge) che se non assorbiti entro il Piano avrebbero altrimenti rischiato di costringere gli enti in riequilibrio a dichiarare dissesto.
  4. Tale rimodulazione, approvata con deliberazione C.C. n. 37 del 2019, è stata consentita dall’art. 38, comma 2 bis, D.L. 34 del 2019.
  5. Il piano non è stato approvato dalla Sezione territoriale (cfr. deliberazione Sez. reg. contr. Campania n. 41/2020) ma non risulta essere stato avviato, allo stato, il procedimento ex art. 6 d.lgs. 149/2011.

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