La sentenza della Corte costituzionale tedesca sul caso “Weiss” e l’uso detonante dei controlimiti

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Il Bundesverfassungsgericht (BVG) ieri ha accolto alcuni ricorsi costituzionali (il testo della sentenza qui) diretti contro il c.d. “Public Sector Purchase Programme (PSPP, noto anche come programma QE, “quantitative easing”, lanciato nel 2015 dalla BCE, al motto di Mario Draghi, “Whatever it takes”) .

I ricorsi costituzionali sono stati presentati presso il Tribunale di Karlsruhe dai sigg. Heinrich Weiss e altri, Bernd Lucke (cofondatore del Partito populista AfD) e altri, dall’esponente dei conservatori bavaresi della Csu Peter Gauweiler.

La vicenda si colloca in coda ad una precedente decisione della Corte di Giustizia europea, a seguito del rinvio pregiudiziale effettuato dallo stesso Tribunale costituzionale federale, in merito alla compatibilità del PSPP e alla corretta interpretazione degli artt. 125 e 123 TFU e 4, §2, TUE .

La Consulta di Karlsruhe aveva sospeso il procedimento e rinviato alla Corte di giustizia dell’UE (CGUE), con ordinanza del 18 luglio 2017 (2 BvR 859/15; 2 BvR 1651/15; 2 BvR 2006/15; 2 BvR 980/16).

La Corte di Giustizia si è pronunciata con sentenza dell’11 dicembre 2018 (causa C-493/17), affermando che il programma PSPP della BCE sull’acquisto di titoli del debito pubblico sui mercati secondari non viola il diritto dell’Unione europea.

Dopo tale decisione il BVG ha ritenuto che l’esecuzione del PSPP non è compatibile con la Costituzione tedesca (La legge fondamentale della Repubblica federale tedesca, ossia il Grundgesetz, GG). Ad avviso della Consulta di Karlsruhe il Governo federale e il Bundestag tedesco (il Parlamento) hanno violato i diritti dei ricorrenti ai sensi dell’art. 38, comma 1, primo periodo, GG in combinato disposto con l’art. 20, commi 1 e 2, e l’art. 79, comma 3, GG, non avendo verificato se il PSPP rispetti il tedesco ed europeo “principio di proporzionalità”, il quale si applica anche nella ripartizione di competenze tra UE e Stato tedesco.

Il principio di proporzionalità, dunque, nell’ottica del BVG, può e deve operare come controlimite alla cessione di sovranità tedesca, con riguardo al PSPP.

Il BVG osserva che il PSPP, pur perseguendo l’obiettivo legittimo di contenere nel prossimi anni il tasso di inflazione al di sotto del 2%, non tiene conto degli effetti di tale programma sulla politica economica della Germania.

Il BVG, dunque, non contesta l’affermazione della CGUE che il PSPP rientri nell’ambito delle competenze UE, ma che tale competenza è stata esercitata senza dimostrane la proporzionalità, dimostrazione di cui onera la BCE e gli organi costituzionali tedeschi, cioè il Governo, il Parlamento e la stessa Bundesbank., quali soggetti “responsabili” dell’osservanza della Costituzione tedesca. Infatti “Based on their responsibility with regard to European integration (Integrationsverantwortung), the Federal Government and the German Bundestag have a duty to take active steps against the PSPP in its current form”.

La Corte afferma di non avere la prova della non proporzionalità. Per questo intima ai “responsabili” costituzionali di premere perché tale dimostrazione venga resa. Ciò dovrà avvenire entro tre mesi, paventando il rischio di incostituzionalità e persino l’obbligo della Bundesbank di vendere i titoli eccessivi di Stati europei nel proprio portafoglio. Non vengono per il momento interessate le misure e gli effetti del passato e quelle legate alla crisi pandemica del Coronavirus.

In attesa di commentare adeguatamente la sentenza del Tribunale costituzionale tedesco di i Karlsruhe – per consentire l’approfondimento ai lettori di Diritto&conti – si pubblicano la sentenza (e il comunicato stampa ) del BVG in lingua inglese e il “precedente” della CGUE (la c.d. sentenza Weiss), nonché il rinvio ad un primo commento comparso su un sito di diritto costituzionale tedesco (link ipertestuale):

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