Il Recovery fund – Next generation Europe

Scritto da
Magistrato della Corte dei conti, consigliere

Osservatorio di “Diritto e Conti”

Nei prossimi anni un notevole quantitativo di risorse finanziarie della UE arriveranno in Italia grazie al piano Next Generation EU di cui parte preponderante è il Recovery plan.

Pensiamo sia utile inaugurare un OSSERVATORIO sulla spesa connessa a questi fondi dal momento che costituirà una quota significativa di spesa pubblica per investimenti negli anni 2021-2023 e anche oltre. Vogliamo farlo con professionalità, senza indulgere in chiacchiere, ma andando a verificare i numeri reali e soprattutto i meccanismi di spesa.

Iniziamo con una tabella di raffronto con tutti gli altri Stati membri da cui emerge che l’Italia riceve la quota più consistente di fondi, doppiando la Francia e superando anche altri Stati in passato favoriti dalla divisione di fondi europei (Polonia ad esempio). Solo la Spagna vanta aiuti quasi pari a quelli italiani.

Stato membro

Totale assegnato
(Mln€)

 

di cui:
su 2021-22 (70%)


su 2023 (30%)

Italia

65.456

(20,9%)

44.724

20.732

Spagna

59.168

(18,9%)

43.480

15.688

Francia

37.394

(12,0%)

22.699

14.695

Polonia

23.060

(7,4%)

18.917

4.143

Germania

22.717

(7,3%)

15.203

7.514

Grecia

16.243

(5,2%)

12.612

3.631

Romania

13.800

(4,4%)

9.529

4.271

Portogallo

13.173

(4,2%)

9.107

4.066

Cechia

6.745

(2,2%)

3.301

3.444

Ungheria

6.257

(2,0%)

4.330

1.927

Bulgaria

5.981

(1,9%)

4.326

1.655

Croazia

5.950

(1,9%)

4.322

1.628

Slovacchia

5.835

(1,9%)

4.333

1.502

Paesi Bassi

5.572

(1,8%)

3.667

1.905

Belgio

5.148

(1,6%)

3.402

1.746

Svezia

3.701

(1,2%)

2.716

985

Austria

2.995

(1,0%)

2.082

913

Lituania

2.432

(0,8%)

1.952

480

Finlandia

2.332

(0,7%)

1.550

782

Lettonia

1.873

(0,6%)

1.531

342

Slovenia

1.558

(0,5%)

1.195

363

Danimarca

1.554

(0,5%)

1.216

338

Irlanda

1.273

(0,4%)

853

420

Estonia

1.017

(0,3%)

709

308

Cipro

968

(0,3%)

764

204

Malta

204

(0,1%)

160

44

Lussemburgo

93

(0,0%)

72

21

     

Totale UE

312.499

(100%)

72

21

Fonte: Commissione EU

Per dare un’idea delle dimensioni dell’intervento appare utile confrontare gli stanziamenti attuali con quelli per i fondi strutturali del periodo 2014/2020.

Le dimensioni espresse nella figura che segue sono notevolmente diverse. Per l’intero periodo di programmazione (7 anni per i fondi strutturali contro i 3 del recovery) erano previste risorse EU per 460 miliardi circa con 178 miliardi di risorse nazionali. L’Italia aveva un budget di circa 28 miliardi contro gli oltre 44 assegnati per il periodo 2021-2022 (a cui poi si debbono aggiungere quelli del 2023 e quelli provenienti da altri stanziamenti per un totale di circa 81,4 miliardi a fondo perduto). Inoltre, il sistema Recovery non prevede una quota di finanziamento nazionale. Il motivo di questa ripartizione particolarmente favorevole sta nelle regole: il Recovery tiene conto ad esempio del tasso di disoccupazione nel triennio 2018-2020 e del calo del PIL nel 2020.

Si consideri che l’Italia ha versato alla UE nel 2018 (ultimo dato disponibile) circa 17 miliardi di euro di risorse proprie (fonte RGS). Si può dunque assumere che in un triennio l’Italia versi circa 50 miliardi di euro. Poiché il Recovery è solo una parte del Next Generation Plan è possibile che nel triennio 2020-2023 l’Italia non risulti più contributore netto (cioè Paese che versa più di quanto riceve) come invece sempre accaduto nei 50 anni precedenti.

Sempre in termini dimensionali si è più volte detto che il Recovery Fund è maggiore del piano Marshall ossia degli aiuti erogati dagli Usa nel periodo che va dal 1948 al 1951. Il confronto è interessante anche perché l’arco temporale è più o meno equivalente.

Gli USA stanziarono per l’Italia 1,2 miliardi di dollari dell’epoca. Per attualizzare la somma occorre considerare sia il valore del PIL del 1948 in confronto all’attuale, sia l’entità reale in termini di capacità di acquisto del dollaro USA. Si ricava che il Piano Marshall varrebbe oggi intorno agli 89 miliardi di euro quindi un po’ meno del doppio del Recovery destinato all’Italia. Ma ovviamente è una stima che dipende dai criteri di attualizzazione.

Il Recovery è dunque sostanzioso ma anche breve: impegni da assumere entro i primi 2 anni (2021-2023) e pagamenti entro i successivi 3 (entro il 2026). Il piano di spesa deve essere anticipato rispetto all’erogazione e presentato entro gennaio 2021.

E’ indubbio che buona parte della riuscita in termini di impiego delle risorse dipenderà da quanto adeguato sarà il piano. Elementi di particolare interesse sono: numero dei progetti, Autorità di spesa, meccanismi di anticipazione. Infatti, è noto che i problemi relativi alla spesa dei fondi europei riguardano l’eccessiva parcellizzazione dei progetti, la scelta di regionalizzare le Autorità di gestione e l’assenza di meccanismi di anticipazione per cassa da parte dell’Autorità nazionale con effetto di ritardo cronico nei pagamenti e difficolta nella certificazione degli stessi alla EU. Per un approfondimento delle criticità nella spesa dei fondi si veda questa relazione.

Se almeno alcune di queste criticità verranno risolte lo si potrà capire una volta che il piano da presentarsi entro gennaio sarà più concreto rispetto agli attuali documenti disponibili.

****

Aggiungiamo un avviso: i dati riportano le fonti da cui sono estratti. E’ noto che diversi calcoli possono portare a diversi risultati, ad esempio, in termini di fondi ricevuti o versati. L’importante, a nostro avviso, è che sia chiaro da dove provengono le informazioni e che tipo di confronti vengono proposti.

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