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Bilancio Comunità Persona
La contorsione della disciplina fiscale eurounitaria e la transizione dell’ordine economico
Abstract
Il saggio analizza l’evoluzione delle regole di bilancio europee, dal Trattato di Maastricht fino alla riforma del Patto di Stabilità e Crescita del 2024, evidenziando come la nuova disciplina si ponga in forte continuità con il passato. Nonostante le dichiarazioni di rinnovamento, la riforma rappresenta un “eterno ritorno” dei vecchi paradigmi macroeconomici, confermando il primato della stabilità monetaria e del contenimento di debito e deficit a scapito di crescita reale, politiche sociali e investimenti. L’architettura introdotta si basa sul nuovo Piano Strutturale di Bilancio a Medio Termine, che vincola gli Stati a rigidi percorsi di spesa netta calibrati su parametri tecnici complessi, teorici e spesso controversi, come l’analisi di sostenibilità del debito (DSA). L’autore critica questa impostazione poiché risulta eccessivamente tecnicistica, potenzialmente pro-ciclica e strutturalmente incapace di rispondere alle attuali e urgenti sfide globali, quali la transizione ecologica, l’invecchiamento demografico e le necessità strategiche di difesa. In assenza di una capacità fiscale centrale europea, le nuove regole rischiano di riproporre politiche di austerità, irrigidendo la spesa pubblica e complicando la gestione economica degli Stati membri, dimostrandosi alla fine un’operazione puramente cosmetica in cui “tutto cambia perché nulla cambi”.
Abstract [En]
The “contortion” of euro-unitary fiscal discipline and the transition of the economic order.
The essayt analyzes the evolution of European fiscal rules, from the Maastricht Treaty to the 2024 reform of the Stability and Growth Pact, highlighting how the new discipline remains in strong continuity with the past. Despite declarations of renewal, the reform represents an “eternal return” of old macroeconomic paradigms, confirming the primacy of monetary stability and the containment of debt and deficit at the expense of real growth, social policies, and investments. The introduced architecture is based on the new Medium-Term Fiscal-Structural Plan, which binds Member States to rigid net expenditure paths calibrated on complex, theoretical, and often controversial technical parameters, such as the Debt Sustainability Analysis (DSA). The author criticizes this approach as it is excessively technical, potentially pro-cyclical, and structurally incapable of responding to current and urgent global challenges, such as the ecological transition, demographic aging, and strategic defense needs. In the absence of a central European fiscal capacity, the new rules risk re-proposing austerity policies, stiffening public spending, and complicating the economic management of Member States, ultimately proving to be a purely cosmetic operation where “everything changes so that nothing changes”.
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